Almamegretta - Vulgus (2008)

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15.00

Almamegretta - Vulgus
Vulgus presenta il sound classico degli Almamegretta, un sound come sempre denso di molte culture, tutte provenienti dal Sud – dell’Italia o del mondo – e che di quello stesso Sud racconta vicissitudini e paure, ma del quale poi si avverte in sottofondo la scanzonata capacità di affrontare ogni tipo di difficoltà a pieno petto. Ancora una volta reggae, dub, rap ed elettronica miscelati sapientemente a un melting pot di dialetti e lingue differenti, espressioni tutte di uno stesso disagio, ma non solo, della stessa voglia di vivere, nonostante tutto. “Vulgus” non è né più né meno che il ritratto di quell’Italia delle persone comuni, quella che si affanna per sopravvivere tra lo stipendio che non basta e le bollette da pagare, lavoratori stanchi e sfruttati e piccola grande criminalità (più o meno) organizzata. Così, tra un synth, una chitarra elettrica e quell’atmosfera che richiama fortemente bazar e incantatori di serpenti, ci si addentra alla scoperta di quattordici tracce che hanno sempre qualcosa da dire. Su tutte la title-track fornisce un panorama esaustivo di cosa andremo ad ascoltare dopo, quando si alterneranno pezzi in cui è marcata la matrice reggae (Just Say Who è cantata da Horace Andy, una delle più importanti voci della scena reggae giamaicana nonché vocalist dei Massive Attack) ad altri molto più vicini alla scena urban, come Pompei Day con la sua rappresentazione di uno stato d’animo cupo e spaventato – esattamente quello di un popolo inseguito da un fiume di lava – o gli spiccati innesti elettronici disseminati nelle sonorità di tutto il lavoro. Ma “Vulgus” è anche l’album della ritorno di Raiz, che con Guarda Annanz' si sente di nuovo un po’ a casa, e di una delle unioni tra tradizione e modernità più rappresentative di ciò che sono sempre stati gli Almamegretta: quella con Piero Brega, che in E Da Piccolo Fanciullo Incominciai riprende il canto popolare salentino “Lu rusciu te lu mare” adattato agli orizzonti sonori dei titolari. «Ma addò sta a felicità?», si chiedono ad un certo punto gli Almamegretta. La agognano tutti la felicità, il difficile è afferrarla veramente. E se questo disco non è proprio uno scacciapensieri, certamente è uno di quei lavori da ragionarci su, e magari capire.

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